The Company

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Un film di Robert Altman. Con Neve Campbell, Malcolm McDowell, James Franco, Barbara Robertson, William Dick, Susie Cusack Drammatico, Ratings: Kids+13, durata 112 min. - USA 2003. MYMONETRO The Company * * - - - valutazione media: 2,00 su 11 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
Consigliato no!
2,00/5
MYMONETRO®
Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (Usa)
 dizionari * * - - -
 critican.d.
 pubblico * * - - -
Neve Campbell
Neve Campbell (45 anni) 3 Ottobre 1973 Interpreta Ry
Malcolm McDowell
Malcolm McDowell (75 anni) 13 Giugno 1943 Interpreta Alberto Antonelli
James Franco
James Franco (40 anni) 19 Aprile 1978 Interpreta Josh
Barbara E. Robertson
Barbara E. Robertson   Interpreta Harriet
William Dick
William Dick   Interpreta Edouard
Susie Cusack
Susie Cusack   Interpreta Susie
I Protagonisti di Altman, questa volta, sono votati a Tersicore:sono i ballerini della prestigiosa Joffrey Ballett Company di Chicago guidati dal drugo Malcom MacDowell, improbabile direttore artistico preposto al culto secolare della danza.
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L'insostenibile leggerezza di Altman
Marzia Gandolfi     * * - - -
Showtime:
martedì 22 gennaio 2019 alle ore 1,05 in TV su PREMIUMCINEMA
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La storia è semplice, quasi banale, e allora non la si racconta piuttosto la si danza come ha fatto il regista limitandosi e limitandola a brevi sequenze di raccordo, tra una coreografia e un'altra, decisamente anonime. Alberto Antonelli, un impacciato ed esageratamente virtuoso (della recitazione) Malcom MacDowell, dirige tra mille difficoltà, non ultime quelle economiche, il Joffrey Ballett di cui Ry, Neve Campbell, ne è la stella più promettente. Nonostante le aspettative dello spettatore si stringano presto intorno alla giovane protagonista, Altman ancora una volta confeziona un film corale, dove gli egoismi e gli eccessi di individualismo vengono piegati fin dal titolo a favore del gruppo. Solo che questa volta a supportare le immagini che mutuano la storia non c'è più la partitura di parole carveriana (America Oggi) ma quella di gesti e di passi duncaniana. Isadora Duncan, madre della danza moderna americana, ballerina che scriveva e scrittrice che danzava, come si preferisce. La convinzione profonda della Duncan che l'estetica del balletto accademico si fondasse sulla negazione di ogni spontaneità, la portò a teorizzare nella prima metà del XX secolo, pur nella piena ammirazione dei maggiori esponenti della tradizione classica russa, una nuova forma di danza basata sulla rivalutazione dell'improvvisazione, priva di schemi, scene e costumi. La compagnia del Joffrey Ballett è allora erede legittima di quella "madre", erede di quella "origine moderna" non limitando mai il proprio repertorio al solo momento classico, al solo virtuosismo della danza accademica ma allargando,al contrario, le sue evoluzioni a un'estetica meno unitaria, a una coreografia più radicale e ansiosa nel ripensare l'arte della danza. E Altman, neofita nel coro (e si vede tanto, troppo), si limita a coglierne i diversi registri:la ballettistica accademica, la "danse d'école", con i suoi severi canoni di bellezza, grazia, armonia e l'altrettanto rigorosa e regale verticalità del corpo, da una parte;la gravità, la dissonanza e l'accentuata orizzontalità del corpo, dall'altra. Ci sono storie più difficili da raccontare, senza dubbio, forse perché già interamente iscritte nei corpi di chi le agisce a tal punto che il cinema si limita a doppiare senza aggiungere. E la danza doppiata di Altman interessa ed emoziona poco coi suoi luoghi comuni e i suoi stereotipi imbarazzanti, col suo poco sudore e il suo poco dolore, con la sua ingenuità e la sua benevolenza, con la sua pateticità e i suoi buonismi. La danza è dura e crudele quanto un racconto di Carver e in questo senso pertanto in assoluta armonia con la poetica di Altman. Appuntamento mancato? Forse. Ma perdonato per quella ballerina appesa a una corda appesa in cielo dentro le pieghe vorticanti e cangianti degli ampi drappeggi che la avvolgono, rediviva Loïe Füller -precorritrice della Duncan - sottratta da un fuori campo graffiato da una scarpetta.

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Ancora altman...

venerdì 6 maggio 2011 di Vincenzo Carboni

 Etereo, inafferrabile, dell’inconsistenza dell’aria… Eppure questo film lascia esaltato lo spettatore proprio nella mancata promessa di un trauma (o trama) intorno al quale si sviluppa il significato di una vita, il principio primo che istituisce la vita come narrazione, con al centro un evento e poi –prima e dopo- lo sviluppo di questo. Altman sembra affermare che la Storia non esiste, non la storia di un individuo, ma la Storia, quella che pretende di fissare i fatti continua »

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SOUNDTRACK | The Company

La colonna sonora del film

Disponibile on line da venerdì 16 marzo 2007

Cover CD The Company A partire da venerdì 16 marzo 2007 è disponibile on line e in tutti i negozi la colonna sonora del film The Company del regista. Robert Altman Distribuita da Nonesuch, il cd è composto da musiche di genere Pop e Rock Internazionale.

APPROFONDIMENTI | Fame, The Company, Cigno nero. La danza va di scena sul grande schermo.

Quando la settima arte si mette sulle punte

martedì 15 febbraio 2011 - Tirza Bonifazi Tognazzi

Quando la settima arte si mette sulle punte Era il 1980 quando Alan Parker dava alla luce del proiettore Saranno famosi, il padre di tutti i film sulla danza moderna. L'idea del musical era stata concepita da David De Silva (conosciuto come "Papà Fame" per via del titolo originale), un giovane idealista che credeva fermamente che l'inserimento di materie artistiche nel programma scolastico sarebbe stato d'ispirazione per i giovani di tutto il mondo. "Imparare a conoscere se stessi è un processo lungo una vita. Sarebbe molto più semplice però se, lungo il cammino, ci rendessimo conto che la vita è teatro.

   

di Roberto Escobar Il Sole-24 Ore

Corpi di uomini e di donne attraversano l’inquadratura leggeri, immateriali: figure astratte e assolute, forme in metamorfosi, così come i lunghi nastri che corrono tra di loro, unendoli. Sullo schermo tutto è colore e movimento, tutto è luce. Non c’è altro, nella prima sequenza di The Company (Usa, 2003, 112’). E forse niente altro “vale”, nello splendide film del grande Robert Altman. Che cosa resta di un uomo? La sua luce. Così dice Alberto Antonelli (Malcolm McDowell), centro e cuore della compagnia, e della sua macchina della messa in scena. »

di Lietta Tornabuoni La Stampa

The Company di Robert Altman non somiglia ad altri film di danza e di grande successo: non al classico melodramma Scarpette rosse (1948) di Michael Powell ed Emeric Pressburger, nè allo psicodramma A Chorus Line (1985) di Richard Attenborough tratto dal musical di Dante-Kirkwood, nè a Saranno famosi (1980) di Alan Parker che dette origine alla fortunata serie televisiva su sogni, lotte, fallimenti di aspiranti ballerini e neppure ad «Amici», il programma televisivo di Canale 5 che mette alla prova ragazze e ragazzi che vogliono cantare o danzare. »

di Luigi Paini Il Sole-24 Ore

Altman danza. Lieve come una prima ballerina, la sua machina da presa si muove sul palcoscenico e dietro le quinte, raccontando la gestazione di una complessa coreografia. The Company è l’omaggio dell’anziano-giovanissimo regista al celebre Jeoffrey Ballet di Chicago: cronaca “fenomenologica” del lavoro dietro le quinte, delle difficoltà, delle ansie, delle incomprensioni, dei progetti. Tanto lavoro “solo” per migliorare un semplice movimento, per ottenere effetti impercettibili all’occhio di un comune spettatore. »

di Gian Luigi Rondi Il Tempo

Robert Alman, con il suo cinema, ha mostrato spesso di prediligere le vicende corali. Specie se a livello di ambienti precisi. La musica pop nel suo grandissimo Nashiville il mondo di Hollywood nei Protagonisti, la moda a Parigi nel più modesto Prêt-à-porter, la borghesia americana, quella alta in Un matrimonio, quella piccola e media in «America oggi» senza dimenticare i militari, sia, alle origini, in M.A.S.H., sia, più di recente, in Streamers. Con molta grinta, con sarcasmi, spesso anche con accenti polemici. »

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