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mercoledì 23 gennaio 2019

Articoli e news Takashi Miike

58 anni, 24 Agosto 1960 (Vergine), Osaka (Giappone)

In anteprima mondiale il suo ultimo film, As the Gods Will.

Roma 2014, Maverick Director Award a Takashi Miike

lunedì 22 settembre 2014 - a cura della redazione da NEWS

Roma 2014, Maverick Director Award a Takashi Miike Il regista, sceneggiatore, attore e produttore cinematografico giapponese Takashi Miike, considerato uno dei più originali prolifici autori del cinema contemporaneo, riceverà il Maverick Director Award - il premio dedicato ai cineasti che hanno sempre operato "fuori dagli schemi" - durante la nona edizione del Festival Internazionale del Film di Roma, in programma dal 16 al 25 ottobre 2014 presso l'Auditorium Parco della Musica, con la direzione artistica di Marco Müller.Continua»

   

Un coraggioso Takashi Miike rimette la katana al centro del discorso filmico.

13 assassini: radiografia di un remake

lunedì 20 giugno 2011 - Emanuele Sacchi da APPROFONDIMENTI

13 assassini: radiografia di un remake Si è scritto in abbondanza sulla natura insolita della svolta di Takashi Miike, l'iconoclasta per definizione, il ribelle del cinema giapponese - nonché allievo (poco rispettoso) di Imamura Shoei - alle prese con un jidai geki tradizionale, un remake del classico di Kudo Eichii sull'impresa disperata dei tredici samurai assassini. Comprendere la portata del rischio affrontato da Miike non è semplice se non si conosce a fondo cosa significhi oggi rimettere la katana al centro del discorso filmico; un'operazione per certi versi analoga a ciò che avviene – non a caso sempre più raramente – con chi a Hollywood prova a cimentarsi con il western. Una tradizione talmente prestigiosa da risultare ingombrante, rischi elevatissimi e forse non commisurati con il ritorno commerciale. Ma Miike adora le sfide, proprio come i suoi personaggi, capaci di gettarsi a rotta di collo in imprese suicide. E la sfida con il jidai geki è stata vinta al punto tale da generare immediatamente un (ideale) seguito, quel Death of a Samurai in concorso all'ultimo Festival di Cannes che si misura con il capolavoro Harakiri di Kobayashi. Il rituale dello harakiri è centrale anche in 13 assassini, nella sua accezione più politica, ovvero come sommo gesto di protesta e indignazione di fronte a un'ingiustizia intollerabile. Unica possibilità di manifestare il proprio dissenso in un contesto come quello del Giappone Tokugawa, in cui l'abuso del potere non conosceva limiti, fino a portare a eccessi come le nefandezze del perverso Naritsugu, incarnazione della volgarità e della codardia dell'autorità quando questa abbandona la propria autorevolezza in favore della liceità sfrenata.

La follia di Takashi Miike al servizio di Yattaman.

Il delirio pop definitivo

giovedì 27 gennaio 2011 - Emanuele Sacchi da APPROFONDIMENTI

Il delirio pop definitivo Era solo questione di tempo prima che avvenisse il fatidico incontro tra il più scombiccherato degli anime giapponesi e il genio fuori controllo di Takashi Miike. Inevitabile, come se una fetta della carriera del prolifico Miike fosse una sorta di preparazione al delirio pop definitivo; il rapporto del regista con il mondo di manga e anime è storia antica, dal diluvio di sangue e ultraviolenza surreale di Ichi the Killer a un omaggio deliberato e privo di inibizioni al genere come quello di Zebraman, in cui un padre di famiglia si reinventa uomo-zebra per salvare – come in ogni buon nippo-fantasy che si rispetti - il mondo dalle forze del male.

Una delle strisce più sconcertanti dell'animazione orientale
La sensibilità del maestro dello sconveniente e del disturbante (capace di violare la sacralità della famiglia nell'iconoclasta Visitor Q come pure di mutare il macabro in musical nell'incredibile Happiness of the Katakuris) trova il suo naturale contraltare in una delle strisce più sconcertanti e meno strettamente infantili tra quelle che hanno costituito la storia dell'animazione del Sol Levante. Realizzata dalla Tatsunoko Productions tra il 1977 e il 1979, Yattaman è di gran lunga la serie più popolare tra quelle della saga di Time Bokan (tra le serie incluse Predatori del tempo e Calendar Men, come collante un umorismo goliardico e nonsense), rimasta nel cuore e nell'immaginario di un esercito di nerd grazie a diversi fattori: dalla varietà di artifici ludici nelle mani tanto dei buoni che della sgangherata gang di villain – atta a soddisfare le esigenze degli spettatori più giovani - alla sensualità prorompente di Miss Dronio (Doronjo in originale), generosamente esposta - con accenno di sado-maso - alle punizioni ricorrenti del malvagio Dokrobei.

La schematicità come chiave del successo
Ma forse la chiave del successo di Yattaman è da individuare nella sua schematicità, nella sua adesione ortodossa a un pattern iterativo. Ogni buon prodotto creato per durare e per reclutare legioni di fan, specie di quelli che non si pongono troppe questioni, deve far leva su uno schema consolidato, rappresentato qui dallo scontro robotico (dall'esito iper-scontato), in cui sono le (poche) variazioni sul tema a rappresentare quel minimo consentito di cambiamento nella continuità.
Miike si avvale in pieno della formula, calcando la mano sugli scontri tra gli Yatta Men e il trio Drombo e mescolando il puntiglio nostalgico del fan dell'anime all'abilità – il cameo dei doppiatori originali dell'anime - da manipolatore di effetti digitali dagli esiti imprevedibili. Le evoluzioni degli Yattacan e le assurde invenzioni di Boyakki sono un piacere destinato ad accontentare tanto gli esegeti quanto coloro che dello Yattaman originale non hanno visto neanche un episodio.

La miss discinta e la goliardia di Miike
Se il sogno di orde di nerd bramosi (e dello stesso Miike, c'è da giurarlo) di vedere Miss Dronio discinta nel live-action come nell'anime di origine, è destinato a infrangersi di fronte allo status di star di Fukada Kyoko (già protagonista in Dolls di Kitano e nel cult Kamikaze Girls), il regista non lesina certo sul lato più malizioso e irriverente, prendendosi abbondantemente la rivincita. Il perennemente allupato Boyakki, ideatore di robot che proiettano il suo desiderio sessuale, e i suoi tentativi disperati di conquistare il cuore di Dronio sono il motore principale per gli spunti di gag che si spingono sino a un'incredibile scena di sesso tra Yattacan e un robot dalle fattezze femminili.

La profondità di Miike nella solitudine dei personaggi
Goliardia a parte, però, Miike si rivela, ancora una volta, molto meno ovvio e appiattito sul lato visivo di quanto di primo acchito possa apparire: nella malinconica vicenda del trio Drombo si respira la solitudine di personaggi che, nella buona e nella cattiva sorte, sono destinati a percorrere insieme il medesimo sentiero, in un perenne loop in cui il Male si adopera per sfidare Yattaman e per incassare l'ennesima sconfitta. Come illustra l'auto-citazione di Gozu verso il finale, morire e (ri)nascere sono la stessa cosa quando il destino è circoscritto a un'unica, insensata e infinita, danza di marionetta guidata da un sadico burattinaio.

   

   
   
   


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